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MCFA Science Policy Working PanelDDL Moratti su stato giuridico e reclutamento di professori e ricercatori universitari e Direttive e Comunicazioni EC sulla ricerca, la professione e la carriera dei ricercatori nello spazio europeo della ricerca Autore:Nora Brambilla, Vicepresidente MCFA 1)PREMESSA Le recenti (2003) risoluzioni del consiglio europeo [1,2] ricordano che i Consigli Europei degli ultimi anni (Lisbona 2000, Barcellona 2002 e Bruxelles 2003) hanno messo in evidenza l'importanza chiave di investimenti in R&S al fine di conseguire un piu' elevato grado di competitivita' e crescita economica e ribadiscono che gli investimenti in materia di ricerca fondamentale, R&S e di innovazione sono strategici per stimolare e mantenere lo sviluppo economico e l'occupazione di un paese. In questo contesto, hanno sottolineato l'importanza di sviluppare le risorse umane nell'R&S (cf. [1]) e riaffermano che la ricerca e i ricercatori(*) svolgono un ruolo fondamentale nello stimolare la crescita e la competitivita' europea. I consigli su indicati si compiacciono in particolare dell'intenzione della Commissione di adoperarsi ai fini dell'elaborazione di una "Carta europea dei ricercatori" onde migliorare ulteriormente il quadro per la gestione della carriera delle risorse umane di R&S ed elaborare un "Codice di condotta per l'assunzione dei ricercatori" che tenga conto delle peculiarita' dei vari settori e sia basato sulle migliori pratiche. Ricordano altresi' che l'aumento degli investimenti nelle risorse umane, in particolare' mediante lo sviluppo e la formazione dei ricercatori, e la promozione delle possibilita' di carriera sono fattori chiave per raggiungere l'obiettivo del 3% di investimenti per la ricerca (Obiettivo di Lisbona, 3% del PIL speso in ricerca entro il 2010 nella UE). Sottolineiamo che, sulla base di uno studio econometrico realizzato per conto della Commissione [5], l'obiettivo di destinare il 3% del PIL agli investimenti nella ricerca e' destinato ad avere un impatto significativo e di lungo termine, sulla crescita e sull'occupazione in Europa, quantificabile con uno 0.5% di crescita supplementare e nella creazione di 400000 posti di lavoro all'anno dopo il 2010 [5]. Per raggiungere tale obiettivo sia l'investimento pubblico nella ricerca che quello privato devono crescere gradualmente ogni anno fino a raggiungere il 3% nel 2010 [5]. A tale scopo il numero dei ricercatori in Europa deve aumentare di 700000 unita', oltre al personale necessario per sostituire chi uscira' dal modo del lavoro. A fronte del calo demografico, della fuga dei cervelli (competizione a livello internazionale per attirare personale qualificato) e la stagnazione delle iscrizioni ad una serie di facolta' scientifiche, questo target non e' facile da raggiungere [5]. Ogni stato nazionale deve percio' fare ogni sforzo in queste direzioni [5]: - Fare si' che i ricercatori rimangano nella professione e nello spazio europeo della ricerca, GARANTENDO FAVOREVOLI PROSPETTIVE DI CARRIERA e un'immagine positiva della professione di ricercatore. - Attirare un numero maggiore di studenti verso la ricerca, in particolare AUMENTANDO GLI INCENTIVI FINANZIARI. - Attirare in Europa i ricercatori internazionali e favorire la mobilita' tra il mondo accademico e l'industria. Perche' cio' avvenga e' necessaria l'azione determinata e coerente di tutti gli stati membri. Inoltre: Le universita' sono destinate a svolgere un ruolo centrale per quanto riguarda la formazione dei ricercatori [4]. Trovandosi al punto di incrocio della ricerca, dell'istruzione e dell'innovazione, le universita' hanno in mano, sotto diversi aspetti, la chiave dell'economia e della societa' della conoscenza. Le universita' in particolare sono responsabili dell'80% della ricerca fondamentale condotta in Europa [4]. Esse inoltre formano una quantita' sempre crescente di studenti con qualifiche sempre piu' elevate, contribuendo cosi a rafforzare la concorrenzialita' dell'economia europea. Un terzo degli europei lavora oggi nei settori ad alto impiego di conoscenza che da soli hanno contribuito alla meta' dei nuovi posti di lavoro creati tra il 1999 e il 2000. Le universita' europee si sono a lungo definite secondo alcuni grandi modelli, in particolare il modello ideale di universita' ideato da Humboldt, che mette la ricerca al centro dell'attivita' universitaria e ne fa la base dell'insegnamento. [4] Tuttavia il livello di finanziamento sempre piu' insufficiente nelle universita' europee compromette la loro capacita' di attirare e mantenere i migliori talenti e di rafforzare l'eccellenza delle attivita' di ricerca e di insegnamento. Al contrario, per arrivare al ruolo di economia e societa' della conoscenza competitiva e dinamica a cui aspira, l'Europa ha assolutamente bisogno di un sistema universitario di prima classe, con universita' riconosciute universalmente come le migliori nei vari campi di attivita' e nei vari settori che le contraddistinguono [4]. *IN RIASSUNTO*: I ricercatori sono la chiave dello sviluppo e del benessere economico di una societa' moderna. La Commissione Europea e gli Stati Nazionali (che partecipano alle risoluzioni dei consigli europei) devono di fare di tutto per migliorare sensibilmente le condizioni dei ricercatori, rendere le carriere dei ricercatori piu' attraenti e sostenibili e aumentare considerevolmente il numero delle posizioni di ricercatore (700000 unita') in Europa e investire maggiormente (3% del PIL) in ricerca. Le universita'hanno un ruolo chiave in questo progetto. Le misure concrete da attualizzare in questa direzione sono contenute nel paragrafo 3 di questo documento. 2)LA SITUAZIONE ITALIANA * Il numero di ricercatori. In Italia, il numero di ricercatori per mille lavoratori e` il piu` basso d'Europa (2.8 contro la media EU=5.4 USA=8.1, Giappone= 9.3,[8]) ed e` in diminuzione, mentre il problema dei cervelli in fuga ha assunto proporzioni allarmanti. Inoltre il blocco delle assunzioni degli ultimi anni nelle universita' pubbliche ha reso la situazione ancora piu' drammatica. * L'investimento in ricerca. L'Italia attualmente investe in ricerca l'1,07% del PIL (EU=1.9, USA=2.7, Giappone=3) (European Commission, Key Figures 2003-2004, p. 22) ed e' in diminuzione. * Rientro dei Cervelli. Il programma di Rientro dei cervelli e' stato drammaticamente tagliato nell'ultimo anno. I rientri dei cervelli sono implementati come cococo (! vedasi appendice). Non esistono prospettive per una sistemazione definitiva di questi rientri dei cervelli all'interno del nostro sistema di ricerca. * L'universita' come luogo di produzione di ricerca e le opportunita' di ricerca fuori dall'universita'. La gran parte della ricerca viene fatta in Universita' (o nei centri di ricerca pubblici) in Italia. Il titolo di dottorato non e' mediamente considerato, conosciuto o apprezzato fuori dall'universita'. Il settore privato non investe in ricerca in generale: la R&S finanziata dall'industria in percentuale dell'output industriale e' in Italia lo 0.53 (EU=1.49 ,USA=2.09, Giappone=2.27, [8]). * La carriera universitaria e i salari universitari. La carriera universitaria italiana non e' costituita al momento, come erroneamente spesso e' stato indicato, solo da posizioni a tempo indeterminato. Nei campi di ricerca scientifici dopo il dottorato di ricerca si passano vari anni con assegni di ricerca (in Italia, posizioni tipo cococo (ma senza irperf. Si veda l'appendice con i dettagli sui cococo) o postdoc (contratti) all'estero. Per il profilo di eta' e l'accesso alla carriera si veda il punto piu' sotto. Si arriva ad una eta' avanzata, che puo' raggiungere i 35/40 anni, alla prima posizione permanente: ricercatore, retribuita circa 1100 euro al mese. Tre anni per la conferma senza poter fare la ricostruzione di carriera (si danno spesso i casi di persone che vincono un posto di ricercatore 10 anni dopo il dottorato, dopo diversi anni di prestigiose posizioni a tempo determinato all'estero) a stipendio fisso. Lo stipendio rimane ai limiti piu' bassi nella UE lungo la carriera (sono piu' sostenibili solo gli stipendi di chi e' entrato in ruolo, 25-40 anni fa). La carriera viene sottoposta a tre periodi di conferma ciascuno di tre anni in corrispondenza del livello di ricercatore, associato e ordinario. Il periodo di conferma ulteriormente riduce l'evoluzione dei salari nella carriera. Si noti che:1) non esiste sistema universitario (o sistema di lavoro) in cui si sia sottoposti alla ripetizione di tre periodi di prova (a stipendio ridotto) in corrispondenza degli avanzamenti di carriera. 2) lo stipendio iniziale di un professore ordinario e' piu' basso di quello di un postdoc tedesco con anzianita'. * Il profilo delle eta' e l'accesso alla carriera. Prendendo in considerazione il profilo delle eta` degli assegnisti di ricerca, il CNVSU ha osservato che "colpisce l'eta` avanzata dei soggetti con un massimo a 32 anni e percentuali consistenti con eta` prossima ai 40 anni" (CNVSU, Evoluzione quantitativa e delle eta` del personale docente, luglio 2002). Sempre il CNSVU ha giustamente osservato che "il profilo delle eta` di questi ultimi non appare congruo con la posizione ricoperta, concepita dal legislatore come uno strumento per formalizzare collaborazioni con giovani in possesso di adeguato curriculum, propedeutiche, per i soggetti piu` promettenti e motivati, all'ingresso nei ruoli dei docenti" (CNVSU, Quarto Rapporto sullo stato del Sistema Universitario, Sezione 7, 22 luglio 2003). * La considerazione sociale. Molto bassa [6]. Basti considerare la campagna stampa contro i ricercatori che ha accompagnato prima la presentazione della proposta De Maio e poi il ddl Moratti e ha raggiunto livelli insultanti e nessuna considerazione dell'importanza sociale del loro ruolo. Lo stesso governo nelle "Linee guida per la politica scientifica e tecnologica del governo" (19 aprile 2002) ha evidenziato la necessita` di un miglioramento delle condizioni dei ricercatori ed un aumento degli investimenti nella ricerca. Nonostante questo, finora in Italia non si e` fatto molto per rilanciare l'attrattivita` della carriera nella ricerca (la Finanziaria 2004 prevede che i ricercatori tornati dall'estero non siano sottoposti a prelievo Irpef. Tuttavia a fronte del blocco delle assunzioni in universita' e in ricerca e della riduzione del programma rientro dei cervelli, non si vede in che modo questa misura possa avere un impatto. Inoltre misure dirette a valutare il curriculum e la produzione e l'attivita' del ricercatore nella sua interezza e non precisamente legate ad una data di rientro in Italia sembrerebbero piu' appropriate). Sembra quindi arrivato il momento di dare un segnale forte e dimostrare con i fatti l'importanza da attribuire alla ricerca ed in particolare al reclutamento e alla carriera dei ricercatori. *IN RIASSUNTO*: La situazione italiana per quanto riguarda lo stato, il trattamento economico, le prospettive e le opportunita' dei ricercatori e' tra le situazioni peggiori, meno sostenibili e meno attraenti in Europa. (Nota: se Spagna, Portogallo e Grecia presentano cifre comparabili o leggermente piu' basse per l'investimento in ricerca, nel caso di quei paesi il trend e' all'aumento, nel caso italiano e' alla diminuzione). 3)LE INDICAZIONI EC sulle CARRIERE DEI RICERCATORI Indicazioni Concrete: * Opportunita' di occupazione e importanza della titolarizzazione della posizione. Si suggerisce di rendere la carriera del ricercatore il piu` attraente possibile, regolamentando e limitando i periodi a tempo determinato nella ricerca e offrendo ai ricercatori contratti omogenei in tutta l'Unione. Ad esempio in [3] viene dichiarato al par. 4.3.1 che: "A questo proposito, e' interessante rilevare che il futuro dei contratti a durata determinata, ivi compresi i contratti di ricerca, dipende anche dall'attuazione della direttiva comunitaria sul lavoro a tempo determinato. La direttiva mira ad impedire che i lavoratori a tempo determinato siano trattati meno favorevolmente dei lavoratori a tempo indeterminato analoghi; a prevenire gli abusi derivanti dal ricorso a contratti di durata determinata successivi... Cio' comportera' una profonda revisione della struttura e del futuro della ricerca a contratto nei vari paesi europei." La promozione della dimensione europea nelle carriere di ricerca deve essere integrata in un quadro giuridico strutturato e coordinato a livello europeo, che GARANTISCA ai ricercatori e alle loro famiglie UN LIVELLO ELEVATO DI COPERTURA PREVIDENZIALE [3,pag 12]. Al par. 4.3.3 si afferma che e' necessario stabilire una struttura di carriera per i ricercatori, tenendo conto dei due fattori che ostacolano le prospettive a lungo termine: la conoscenza della struttura della carriera e la consapevolezza della mancanza di prospettive di occupazione a lungo termine, in particolare per una carriera in ambiente universitario. * La retribuzione come incentivo alla carriera. Gli stipendi costituiscono uno degli elementi piu' visibili del riconoscimento della carriera[3]. Lo stipendio dei ricercatori sembra essere rimasto indietro rispetto, ad esempio, alla retribuzione delle persone che svolgono incarichi di gestione. Questa situazione comporta una perdita di capitale pubblico investito nella formazione dei ricercatori [3]. * Sistema di Valutazione delle carriere chiaro e trasparente. Anche in questo caso la Commissione Europea parla chiaro (par. 4.3.4 [3]).\par "Piu un posto con possibilità di titolarizzazione prevede un'esperienza professionale diversificata, maggiore sara' l'importanza attribuita a sistemi di valutazione adeguati. Le pubblicazioni sotto forma di articoli in riviste autorevoli, pubblicazioni internazionali, libri e capitoli, sono considerate elementi fondamentali della valutazione e della produttivita' di un ricercatore. Tuttavia, "altri indicatori", come la mobilita', i programmi informatici, i premi scientifici, gli interventi ai convegni, la partecipazione a mostre, seminari e workshop, l'organizzazione di eventi di questo tipo, le nomine professionali, le attivita' di insegnamento, la collaborazione nazionale ed internazionale, la gestione della ricerca, i redditi provenienti dalla ricerca e, in misura minore, i brevetti, le licenze e le attivita' di creazione di spin off stanno diventando altrettanto importanti, come evidenziato dallo studio Researchers Appraisal at European Universities". Ricordiamo che il successo delle attivita' destinate a creare una capacita' sufficiente per conseguire gli obiettivi del 2010 dipendera' anche dalle percezioni dei giovani studenti in materia di PROSPETTIVE DI CARRIERA E OCCUPABILITA' NEL SETTORE DELLA RICERCA [3]. La scelta individuale tra le opzioni di carriera e' anche legata strettamente ad aspetti quali la soddisfazione personale, la stabilita', il livello di retribuzione, le possibilita' di fare carriera e lo status [3]. Quindi e' responsabilita' dei governi nazionali che tutti questi aspetti siano al meglio assicurati nella carriera dei ricercatori. * Risolvere il problema della sottorappresentazione delle donne nella R\&S per fare un uso ottimale delle risorse umane consacrate alla ricerca. * Sviluppare le priorita' della ricerca e dell'innovazione come asse principale dei Fondi Strutturali dopo il 2006[5] (L'italia, se non investe in ricerca, sara' completamente tagliata fuori da tutti i fondi strutturali). *SULLE UNIVERSITA' Per quanto riguarda le universita' come luogo di formazione dei ricercatori e produzione della ricerca, ci sono tre obiettivi fondamentali da perseguire [4]: *** GARANTIRE che le universita' Europee dispongano di risorse sufficienti e durature. *** CONSOLIDARE la loro eccellenza nella ricerca e nell'insegnamento. *** APRIRE le universita' al mondo esterno e AUMENTARE la loro attrattiva internazionale. *IN RIASSUNTO*: Le indicazioni della commissione europea tendono a fornire regole concrete per rendere piu' attraenti e sostenibili le carriere di ricerca. Si richiede in pratica ai governi di garantire un migliore trattamento economico, di limitare i periodi di contratto a tempo definito e di inquadrarli in un progetto di carriera, di aumentare le opportunita' di lavoro, di creare un numero maggiore di posizioni nella ricerca e nell'universita, e di rendere la carriera del ricercatore soddisfacente dando concrete possibilita' di progressione ai meritevoli. La valutazione, seria e trasparente, gioca un ruolo fondamentale in tutto il processo. 4)IL DDL Moratti Ultimamente, il Ministero dell'Istruzione ha presentato una bozza di disegno di legge sul riordino concernente: "Riordino dello stato giuridico e del reclutamento dei professori universitari e istituzione del consiglio superiore dell'istruzione e della scienza" Alcuni dei punti salienti di tale decreto sono: - abolizione della figura del ricercatore con sostituzione di contratti cococo 5+5 - introduzione di una abilitazione nazionale per i livelli di associato e di ordinario con successiva valutazione o procedura di selezione locale e chiamata su un contratto e tempo determinato della durata di 3+3 anni. Entro tale periodo le universita', sulla base di una valutazione di merito secondo modalita' e criteri definiti dall'universita' stessa, possono nominare in ruolo il medesimo docente ovvero docenti titolari di incarico presso altri atenei. -e' abolita la distinzione tra tempo pieno e definito per i docenti universitari nonche' l'incompatibilita'con lo svolgimento di attivita' professionali e di consulenza esterna -e' aumentato il carico didattico. 5) Contraddizione tra DDL Moratti e direzioni europee Da quanto discusso sopra non e' chiaro in che misura il nuovo sistema sia in linea con gli orientamenti dell'U.E Rimangono aperti, non risolti e disattesi i seguenti punti nodali: - Non si affronta il tema rilevante e cioe' quello del doveroso e necessario drastico aumento delle risorse messe a disposizione della ricerca e dell'universita', sia dal punto di vista di posti di ricerca sia dal punto di vista del trattamento economico (che va uniformato alla media europea) - Non si affronta il punto nodale di rendere piu' attraente la carriera del ricercatore limitando i periodi a tempo determinato ed inserendoli in un progetto di carriera e ponendo grande attenzioni alle condizioni di lavoro del ricercatore. In particolare:\par 1) l'eliminazione del ruolo di ricercatore nella attuale situazione italiana e senza un congruo e notevole aumento delle risorse e dei posti nella ricerca, non puo` che peggiorare lo stato delle cose. E' probabile che il momento dell'entrata in ruolo si spostera` ulteriormente. Infatti, l'eta` media dei vincitori di concorso per professore associato dal 1999 al 2002 si situa intorno ai 40 anni (CNVSU, Quarto Rapporto sullo stato del Sistema Universitario, Sezione 7, 22 luglio 2003). Notasi: la media e' su tutta l'universita'! Per alcuni campi di ricerca la media si sposta notevolmente piu' in la'. 2) La sostituzione del posto di ricercatore con cococo (si veda Appendice) e' contraria alle indicazioni UE. Le posizione a tempo determinato infatti possono esistere (sono i postdoc che esistono in tutti i paesi! E gia' esistono in Italia sotto forma di assegni di ricerca) ma devono essere trattate con adeguate garanzie previdenziali e assistenziali (devono essere contratti di lavoro dipendente a termine) e devono sfociare ad una eta' non troppo avanzata o su posizioni accademiche piu' stabili (tenure track o entrata in ruolo con prova) e su opportunita' di altre soluzioni lavorative fuori dall'accademia (il che appare estremamente difficile nella situazione italiana [6] in cui gia' l'industria tende a non assumere dottori di ricerca (e sara' ancora piu' difficile dopo il ddl Moratti dove le posizioni di ricerca in universita' vengono svalutate a cococo, che l'industria stessa non usa per i suoi impiegati). 3) La progressione di carriera sembra essere resa confusa, in un sistema che non sembra avere regole chiare. Il professore associato e il professore ordinario, che in tutti i paesi hanno la dignita'e la sicurezza di una posizione permanente, vengono accomodati su contratti di 3+3 anni che nella formulazione forse piu' pessimistica del ddl potrebbero essere addirittura non tenure track (cioe' dopo 3 o dopo 6 anni potrebbe non esserci la posizione permanente da ricoprire o la posizione potrebbe essere data ad un altro candidato). Notiamo qui che sia il sistema universitario americano che quelli europei sono differenti dalla proposta abbozzata in questo ddl. 4) In questa incertezza e casualita' della carriera del ricercatore, come prospettato nel ddl, e in mancanza di valide opportunita' al di fuori dell'accademia, si prospetta la realizzazione di un ulteriore spreco dei ricercatori che pure l'Italia sa formare a notevoli livelli di eccellenza. E' manifesta e chiara incompetenza economica investire nella formazione dei ricercatori (che e' un investimento sociale oneroso) e poi non sapere fornire a tali ricercatori delle collocazioni lavorative adeguate nelle quali possano usare le loro capacita' per beneficare la nostra societa'. Cio' e' ortogonale alle direzioni EC che si preoccupano di utilizzare e recuperare tutte le risorse umane per raggiungere il target dei 700000 nuovi ricercatori attivi entro il 2010. 5) Si sprecano risorse preziose nel momento in cui si ingessano le capacita' del ricercatore in un continuo precariato in tutti i livelli della carriera. Si mancano cosi' gli obiettivi di favorire l'autonomia scientifica e la originalita' della ricerca che soli portano a concreti avanzamenti nella scienza. 6) Si apprezza molto l'intendimento dichiarato nel ddl di voler attuare una selezione strettamente meritocratica, questo e' infatti in perfetta linea con le direttive europee e con l'eccellenza che in ricerca deve essere ed e' l'unico criterio. Tuttavia la procedura delineata qui con una abilitazione nazionale ed un successiva procedura di valutazione locale e successiva chiamata in un ateneo e procedura di conferma o non conferma in ruolo in tale ateneo senza criteri chiari e stabiliti per tale conferma e SOPRATUTTO in assenza di un chiaro, affidabile, moderno e snello sistema di valutazione dell'attivita' di ricerca scientifica dei vari dipartimenti non convince. Nei casi peggiori potrebbe non raggiungere l'obiettivo della selezione meritocratica. 7)un aumento indiscriminato del carico didattico potrebbe deprimere ulteriormente la ricerca universitaria. - L'abolizione tra tempo pieno e definito e la rimozione del divieto di accumulare un numero qualunque di impegni e posizioni, puo' giovare a chi si dedica ampiamente alle consulenze e alla libera professione, ma non giova sicuramente alla ricerca e ai ricercatori che, ricordo, non hanno ne' possono avere libera professione. Ricordiamo che sono il reale avanzamento nella ricerca e le competenze dei ricercatori il patrimonio su cui sono basati il progresso e il benessere economico di una societa' avanzata. Nello scenario peggiore o piu' pessimistico si prospetta una situazione che e' in opposizione a tutte le comunicazioni UE menzionate sopra: una universita' frequentata solo per le lezioni e vuota per il resto, in cui una parte dei docenti si appiattira' su ruoli da scuola media superiore e il resto passera' all'estero la buona parte dell'anno per fare ricerca. I professori a contratto potranno gestire una buona parte della didattica. La carriera del ricercatore potrebbe essere affossata in questo scenario (la retribuzione finanziaria e le soddisfazioni di carriera saranno legati ad incarichi esterni -cosa possibile per chi esercita la professione ma NON per i ricercatori). E il settore di ricerca che e' la parte piu' rilevante e strategica di un paese moderno potrebbe esserne ucciso. Tutto cio' avra' preoccupanti ricadute sul futuro economico dell'Italia. In questo scenario le universita' anziche' centri del sapere e parti strategiche nella evoluzione economica e sociale di un paese potrebbero quindi diventare istituzioni prive di ruolo e di scopo, in contrapposizione con la direzione UE. - Opportunita' per le carriere dei giovani. preoccupa che abolendo la terza fascia di fatto, in questo regime transitorio, le prossime tornate di concorsi per l'idoneita' siano naturalmente dominate dagli attuali ricercatori, consegnando probabilmente un'intera generazione al precariato. Oppure preparando la strada per l'ennesima sanatoria o ope legis (nulla di piu' nefasto per la ricerca che si fonda sul principio di eccellenza, in linea con tutte le direttive UE). - Valutazione Nessuna seria riforma del sistema universitario puo' prescindere dalla costruzione di un meccanismo di valutazione nazionale e locale della qualita' della ricerca e della didattica, in cui l'assegnazione della maggior parte dei fondi di ricerca dipende strettamente dal risultato di tale valutazione. Questo meccanismo e' presente, in varie forme, in tutti i paesi scientificamente avanzati ed e' l'unico in grado di garantire una selezione del personale di ricerca basata sul merito. Tutto questo nel ddl e' quasi assente. In particolare, non si fa accenno a criteri di qualita` per il reclutamento dei giovani ricercatori e per la valutazione del loro operato. *RIASSUNTO*: Il ddl Moratti cosi' come si presenta ora, unitamente al fatto che in Italia gli stipendi per il personale di ricerca e in particolare il personale di ricerca non di ruolo sono tra i piu` esigui dell'Unione Europea, e le opportunita' di lavoro per persone formate nella ricerca sono estremamente esigue e inversamente proporzionali al livello di qualificazione apre propspettive preoccupanti per tutto il settore di ricerca. Questo ddl scoraggera' ulteriormente i giovani ad intraprendere la carriera della ricerca e indurra' molti di essi a cercare condizioni piu` dignitose all'estero o in carriere piu' remunerative, alimentando il fenomeno dei "Cervelli in fuga" o fuori dalla ricerca. Si pregiudichera` in maniera preoccupante il ricambio generazionale negli atenei, ponendo le basi per un deciso depauperamento delle risorse umane universitarie. *Raccomandazioni*: Deciso aumento delle risorse (finanziarie ed umane), valutazione chiara, decisa e trasparente dei dipartimenti e della loro attivita' di ricerca, opportunita' al merito e alle capacita', una carriera in grado di attrarre, mantenere e dare soddisfazione ai ricercatori di talento, l'eccellenza scientifica come principio di ogni scelta: questi sono i fattori chiave da implementare in una riforma e di questi non si vede al momento corrispondenza nel presente ddl. Se questi punti verranno implementati nel ddl, in maniera concreta e in linea con tutte le direttive citate, allora il sistema di ricerca e di universita' italiano potra' sopravvivere e fiorire e questo comportera' la sopravvivenza e lo sviluppo economico del nostro paese. Una riforma del sistema universitario italiano e' sicuramente necessaria, proprio perche' esso appare essere sottodimensionato, sottopagato, sottoconsiderato, sottoimpiegato e privato delle opportunita' che sono concesse ai sistemi universitari e di ricerca degli altri paesi e che contribuiscono alla fine a costruire il benessere economico di tali paesi. La riforma pero' deve essere in linea con le direzioni UE (che sono essenzialmente manifestazioni di capacita' e preveggenza economica) nei modi e nelle maniere concrete qui prospettate. GLOSSARIO (*) Ricercatori= "professionisti impegnati nella concezione o nella creazione di nuove conoscenze, prodotti, processi, metodi e sistemi nuovi e nella gestione dei progetti interessati" t.d.=tempo determinato t.i.=tempo indeterminato Tenure track= RIFERIMENTI [1] Risoluzione del consiglio europeo del 10 Novembre 2003 sulla professione e la carriera di ricercatori nello spazio europeo della ricerca-2003/C 282/01 [2] Risoluzione del consiglio europeo del 22 settembre 2003 sugli investimenti nella ricerca per la crescita e la competitivita' in Europa [3] COM(2003) 436 (18.7.2003) "I ricercatori nello spazio europeo della ricerca: una professione, molteplici carriere" http://www.cineca.it/hosted/incm/ce2003/Final_programme_files/ACTE%20IT.pdf [4] COM(2003) 58 (05.02.2003) "Il ruolo delle universita' nell'Europa della conoscenza', http://europa.eu.int/eur-lex/it/com/cnc/2003/com2003_0058it01.pdf [5] COM(2003)226 (04.06.2003) "Investire nella ricerca un piano d'azione per l'Europa" [6] MCFA document (2003) "Challenges and prospects for a researcher's career in the European Research Area" http://www.mariecurie.org/science/Career.pdf [7] MCFA statement on more research for Europe, towards 3% of GDP http://www.mariecurie.org/science/MCFA-3GDP.pdf [8] http://www.cordis.lu/indicators/scoreboard.htm DIFFERENZE TRA COCOCO e CONTRATTI a TEMPO DETERMINATO (si ringrazia ADI per queste informazioni) La forma contrattuale della Collaborazione coordinata e continuativa si basa su principi di flessibilita' e dovrebbe trovare il proprio punto di forza nell'assenza dell'imposizione al collaboratore di vincoli di presenza e orario e nella rapidita' e semplicita' con cui il contratto puo' essere stipulato. Purtroppo e' pratica comune che, anche nel settore pubblico, tale forma contrattuale sia utilizzata come succedaneo a basso costo di forme contrattuali piu' onerose o piu' complesse da stipulare, come le assunzioni a tempo determinato o indeterminato. Dal punto di vista della retribuzione, non risulta che si sia instaurata al momento alcuna prassi di monetizzazione del deficit di tutele e salario per i Co.Co.Co. e nella pratica le retribuzioni dei collaboratori sono stabilite prendendo a modello le retribuzioni nette dei dipendenti pari grado. In questa situazione, lungi dall'aver raggiunto quei vantaggi che in linea teorica la flessibilita' del contratto consentirebbe, nel quotidiano la figura del Co.Co.Co. e' molto spesso sovrapponibile a quella del dipendente per quanto riguarda i doveri ma estremamente deficitaria dal punto di vista dei diritti. In particolare: 1) Previdenza I Co.Co.Co. hanno un prelievo contributivo pari a circa la meta' di quello dei lavoratori dipendenti, con una conseguente erosione della futura pensione solitamente calcolata, data la giovane eta', interamente col sistema contributivo. 2) Componenti salariali Nella presente legislazione del lavoro in Italia, i collaboratori coordinati e continuativi non hanno diritto ad alcune componenti salariali: - Trattamento di fine rapporto (liquidazione) - Tredicesima mensilita' 3) Ricostruzione di carriera e valutazione Attualmente non e' garantito il conteggio i periodi di lavoro svolti come CoCoCo ai fini della ricostruzione di carriera, ne' il loro riconoscimento come servizio, anche se svolti nel settore pubblico 4) Responsabilita' e professionalita' Specificamente per il mondo della ricerca, non e' uso che lavoratori in collaborazione possano essere titolari della responsabilita' scientifica di progetti o gestori di fondi per l'attivita' di ricerca. 5) Tutela della maternita' Dal punto di vista delle tutele per gravidanza, i Co.Co.Co. hanno diritto a un contributo nella misura dell'80% della retribuzione per 5 mesi. Per le lavoratrici tale importo e' usualmente pari al 100% della retribuzione in quanto integrato dal datore di lavoro a livello di contrattazione collettiva. Inoltre i lavoratori Co.Co.Co. non hanno diritto all'indennita' per astensione facoltativa (6 mesi al 30%) concessa invece ai lavoratori dipendenti. Non risulta inoltre che i Co.Co.Co. abbiano alcun diritto ad astensioni per malattia dei figli sotto i 3 anni, concessa invece nella misura massima di un mese ai dipendenti, ne' possano usufruire dei permessi di allattamento. 6) Indennita' di malattia. Tale indennita' e' concessa ai lavoratori Co.Co.Co. solo in presenza di ricovero ospedaliero e in misura comunque ridotta. 7) Indennita' di disoccupazione. I lavoratori Co.Co.Co. non accedono all'indennita' di disoccupazione. 8) Diritti sindacali I lavoratori Co.Co.Co. non hanno diritto a congedi sindacali ne' hanno diritto di voto, attivo e passivo, per l'elezione delle rappresentanze sindacali. 9) Aspettative e part-time Usualmente i lavoratori Co.Co.Co. non hanno diritto ad aspettative motivate, con o senza assegni, ne' e' uso che possano convertire il proprio contratto a part-time. 10) Contrattazione collettiva. Al momento attuale non esiste, se non in alcuni casi pilota, la prassi da parte delle OO.SS. di includere i CoCoCo nella contrattazione collettiva. Questa cattiva pratica produce spesso la non estensione ai collaboratori di benefici ottenuti per i lavoratori dipendenti (es: contributi per asili nido, per trasporto pubblico, mense a prezzo agevolato, premi di produttivita', agevolazioni e convenzioni e cosi' via.) Neanche la retribuzione dei CoCoCo e' usualmente oggetto di contrattazione collettiva, con il risultato di una reale diminuzione del potere d'acquisto della retribuzione. Negli altri paesi le posizioni a tempo determinato nella ricerca sono in genere implementate con veri e propri contratti e il salario di questi contratti e tra il doppio e il triplo di un tipico assegno di ricerca (o futuro cococo). Negli stati uniti il sistema e' differente, i salari sono piu' alti, progrediscono con la carriera (sulla base della contrattazione) e le opportunita' di lavoro per un dottore di ricerca, in accademia e fuori, sono notevolmente superiori. \leftline{\bf 6) La situazione negli altri paesi europei e USA } {\it (sezione ancora in elaborazione)} \medskip Carriere universitarie nei vari paesi (si parla qui della tipica carriera universitaria, e non di posizioni accessorie che possono esistere ed essere usate con scopi diversi nei vari paesi): In Spagna, Germania, Regno Unito, Svezia, Portogallo, Austria, Svizzera e Canada e USA la selezione e' locale e non centralizzata. In Francia c'e' un primo livello di selezione centrale (per corrispondenza) e la selezione determinante e' locale. In Spagna, Germania, Portogallo e Francia il docente universitario e' un "pubblico ufficiale" (civil servant) a tutti gli effetti. In UK e in USA, Austria e Canada il docente universitario e' un dipendente della universita' locale. In Spagna, Germania, Portogallo e Francia, UK e in USA e Canada professori associati e ordinari sono posizioni permanenti. In USA c'e' il meccanismo della tenure track. Per maggiori dettagli vedere http://scienzaviva.wnet.it/osservatorioricerca Notasi che nel sistema americano si passa nella maggioranza dei casi dalla posizione di associato a quella di ordinario rimanendo nella stessa universita' (e senza periodi ulteriori di prova). Notasi che in tutti i sistemi esiste un periodo di prova (unico in tutta la carriera, non tre volte come adesso in Italia) o un periodo di tenure track e non dei contratti a termine a livello di associato e di ordinario. Il contratto a termine potrebbe in linea di principio essere acceso anche senza che esista un corrispondente posto o si potrebbe alla fine del contratto assumere un altro docente al posto di quello che aveva il contratto precedentemente. Un meccanismo di questo tipo non esiste in nessun paese. La valutazione, seria e' trasparente, e l'eccellenza sono i principi chiave e questi andrebbero implementati. Tra l'altro nel ddl Moratti i contratti a termine esistono sia a livello di associato che a livello di ordinario. |
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